Tenere le redini: affrontare le paure in amore / Holding the Reins: Confronting Your Fears in Love!
La mia giornata inizia alle 5:30 del mattino, con un nuovo appuntamento. Ormai resto a letto a parlare con la mia terapista e con Monroe accanto, il mio gattino che ho adottato qui a Nashville.
Vi ricordate la mia lista? Oggi si parla di paure in amore. E penso proprio di non essere l’unica ad averle.
Nella mia lista ci sono punti come:
Vulnerabilità – paura di esporre le mie emozioni, mi fa sentire “debole”.
Cambiamento – non riconoscere più la persona che hai accanto.
Fiducia – come puoi fidarti?
Paura della routine – abitudine, piattezza, dare tutto per scontato. Niente più impegno nella relazione.
Abbiamo preso molti esempi: la mia frequentazione attuale, ma anche la mia precedente (e unica) relazione seria: due anni di convivenza. Sì, da inserire nel curriculum! AHAH.
Oggi, come sempre, ho imparato molto. Ho sgranato gli occhi davanti a verità che non avevo mai davvero toccato.
Facciamo un passo indietro: il ragazzo di cui parlavo nell’articolo precedente mi ha rimossa dal suo Netflix (per fortuna $7,50 al mese posso permettermelo) e mi ha tolta da Instagram… OMG.
E qui un secondo di silenzio per ascoltare il rumore della bella caduta che ha fatto nella mia valutazione come persona.
A questo punto è subito nata una domanda alla mia magica terapista:
“Ma è possibile che un ragazzo così intelligente, professionale, gentile, affidabile, originale e talentuoso… faccia queste cose?”
Assolutamente sì. Perché tutte queste qualità non coinvolgono l’emotività.
E qui mi si è accesa la lampadina e il criceto ha iniziato a girare nella ruota.
Dovete sapere che l’emotività non ha nulla a che fare con professionalità o carattere.
Provare emozioni è un’altra sfera. Puoi essere la persona più preparata del mondo, ma immatura e inconcludente quando si tratta di sentimenti.
Mi rendo conto che non ho mai davvero capito una persona fino in fondo.
Solo perché è in gamba, non significa che sappia gestire le proprie emozioni.
Quindi mi chiedo: fino ad ora, dopo aver conosciuto qualcuno, sono stata davvero capace di riconoscere chi avevo davanti ai miei occhi?
Mi rendo conto di aver sempre osservato nella direzione sbagliata. Ho considerato lavoro, hobby, caratteristiche esterne… ma mai l’emotività. Ho sempre dato per scontato questo aspetto, non ho mai chiesto o osservato le emozioni di qualcuno, non le ho mai ascoltate, proprio come le mie. Ho sempre sottovalutato un aspetto che in realtà è la parte più importante.
Le emozioni sono essenziali, grazie a esse la nostra vita si colora di luce o di buio. Questa per me è una grande scoperta.
E anche io davvero non mi sono mai capita nel mio percorso: due facce della stessa moneta.
Essere determinata, iper-indipendente, pronta a non arrendersi mai… non fa di me una persona sviluppata emotivamente. Anzi, proprio per questo sono qui.
E dopo questa perla, parliamo di un’altra scoperta di questa bionda senza filtri “sapiens sapiens” che voglio chiamare:
LE REDINI DEL CAVALLO
Ho affrontato il discorso dell’abitudine, o per meglio dire: ho sempre paura di non riconoscere più la persona che ho accanto, che cambi lui stesso o i sentimenti e di non capire se le cose tra noi stiano andando bene o no… Sembrerà stupido, ma davvero ho molta difficoltà, perché ho sempre vissuto su una montagna russa. Per questo motivo ho sempre bisogno di qualcuno che mi faccia un “check”.
E qui mi ha fermata subito la terapista, dicendomi che non è vero che non posso capirlo, perché lo si sente già dentro se qualcosa sta cambiando.
A questo punto mi ha fatto un esempio bellissimo:
Avete mai fatto equitazione? Io sì, per tre anni… ma andiamo avanti.
Se il tuo cavallo si spaventa perché vede una foglia a terra o sente un rumore, tu che lo conosci molto bene, cosa fai?
Tieni le redini, le tiri, lo rassicuri e gli dai conforto, lo conosci perchè è il tuo cavallo, perciò AFFRONTI LA SITUAZIONE.
Non scappi. Non molli. Non perdi il controllo.
E questo è il coraggio e la maturità.
Se sta cambiando qualcosa, lo si percepisce, se ne parla, ci si conforta, ma non si scappa.
Ed io in questo non sono molto brava, non affronto fino a quando le cose non diventano marce.
È anche vero però l’opposto, ossia bisogna saper riconoscere quando dire no.
Impariamo a dire di no quando le cose non combaciano con le nostre.
Impariamo che si può voler bene a qualcuno anche se non può stare al nostro fianco.
Impariamo ad ascoltare i campanelli d’allarme prima di impazzire, come ho fatto io, che nonostante le cose fossero chiare, sono arrivata alla fine stremata.
Perché io, tante volte, ho sempre desiderato che quel fiore fiorisse… in realtà, che fiorisse in generale per me, perché lo desideravo tanto. Ma non si può continuare ad annaffiare qualcosa quando è già morto da tempo, solo per il bel ricordo.
Bisogna saper aspettare e capire il proprio tempo e quello degli altri. Perché l’amore — come l’amicizia, come ogni rapporto — è un cammino da fare insieme.
LA GUARDIA SEMPRE ALTA
Concludo anche dicendo che tenere sempre la guardia alta non è sempre vero.
Non si può sempre stare in protezione.
E chi, come me, non abbassa mai la guardia perché la propria fiducia è stata tradita sin da piccola… è normale che faccia fatica a credere ancora. Ma prima o poi bisogna farlo, per colpire e anche per essere colpiti. Bisogna anche a volte provare ad incassare ed alcune volte anche sentire quel pugno che ti fa sentire viva, bene o male che sia.
Forse la vera forza non è restare rigidi.
È scegliere consapevolmente di fidarsi, nonostante tutto, è scegliere di sentirsi vivi.
Come vorrei la mia relazione? mi chiede la mia terapista…
Ecco la vera domanda.
Come la voglio? Sinceramente, tutto quello che desidero è che ci siano i valori come un tempo. Persone disposte, una volta scelti, a lottare per stare insieme e far funzionare la relazione, con valori veri, quelli che oggi è difficile trovare in questo mondo pieno di superficialità, dove se qualcosa non va bene, ci si butta su un’altra.
Siamo pieni di persone al mondo è vero, ma ancora non si è capito che l’amore è scegliersi, è un accordo, è impegno, è presenza.
E adesso il prossimo compito è questo:
Cosa ho sbagliato nelle mie relazioni o cosa sbaglio?
Perché sì, è facile guardare gli altri.
Ma crescere significa guardarsi dentro!
Fatemi sapere anche voi nei commenti almeno un vostro “difetto”!
PS: grazie a chi ha speso un momento per leggermi e alla prossima!
The blonde unfiltered