La mia chiarezza non è un problema / My clarity is not the problem.
Non ho chiesto una relazione. Ho chiesto rispetto.
Cosa fai alle 5.00 del mattino di un mercoledì prima di andare a lavoro? Parlo d’amore con la mia terapista.!
Eccoci qui. Alla mia seconda chiacchierata delle 5 del mattino con la mia terapista.
Sessanta minuti di pura qualità. Oggi il tema era uno, enorme, con un esempio lampante: il legame amoroso.
E voglio essere molto specifica. Voglio parlare a cuore aperto.
Perché questo blog è mio. E qui dentro ci sono io. UNFILTERED.
Dopo 4 anni di zero frequentazioni, mi frequento con una persona per un mese.
Un mese, per me, è tantissimo. È investimento, è energia, è presenza.
Poi succede questo: dopo una bellissima serata e nottata insieme, nel giro di meno di cinque ore, tutto si chiude.
Il motivo?
Una battuta che tira fuori il tema dell’esclusività.
Ora.
A parte che nella mia testa funziona così: se conosco una persona, conosco quella.
Se non va, poi eventualmente si passa a un’altra.
Invece no.
Per l’altra persona l’esclusività non era scontata.
Anzi, in pratica ero quasi giustificata se nel frattempo fossi andata con altri.
Perché non c’era stato un accordo esplicito.
Anche se, parole sue, vedeva e sentiva solo me.
Ma come è possibile che nel 2026 esistano questi discorsi?
Devo firmare un contratto?
Se non dichiari ufficialmente qualcosa, anche se l’altro si comporta da fidanzato, rimane il rischio che senta altre persone?
Ma che mondo è?
Nessuno ha chiesto una relazione.
Si parlava di conoscersi.
Ma ora non si può nemmeno conoscere qualcuno con serenità senza avere il dubbio che ci siano altre cinquemila opzioni aperte.
Forse sì, sono legata ai valori.
Se scelgo di conoscere una persona, la rispetto.
Perché le sto dando il mio tempo.
Le mie energie.
La mia attenzione.
Perché penso che possa valerne la pena.
E oggi sembra quasi che esporsi sia pericoloso.
Dici qualcosa di chiaro → si chiude.
È pazzesco.
Io non ho chiesto una relazione – non sarei pronta.
Ho chiesto chiarezza.
Focalizzarsi su una persona mentre la si conosce.
Perché l’ambiguità non può far parte della vita di Samanta.
La mia psicologa dice una cosa forte:
che scelgo spesso uomini più “deboli” rispetto a me.
Persone che davanti alla chiarezza vanno in difficoltà.
E forse trovare sempre questo stampino è una forma di autosabotaggio.
Ma la mia paranoia, che non mi faceva comprendere, la chiesi alla mia terapista:
”Questa persona ha fatto tanto per me, cose concrete, fatti veri.
Ed è anche per questo che mi piaceva. Facevamo molte cose insieme divertenti e c’era davvero una connessione anche amicizia e divertimento oltre che passione e chimica.
Ma è possibile che poi non abbia avuto la decenza di affrontare il discorso faccia a faccia?”.
E a quel punto è arrivata la frase che mi ha aperto un mondo.
I gesti che qualcuno fa per te potrebbero essere solo un copione.
Una strategia che quella persona mette in atto con chiunque.
BOOM.
E sapete un’altra verità?
In un mese si fa ancora in tempo a nascondere l’assenza vera.
Sono caduta dalle nuvole.
Ma, stranamente, mi sono sentita anche meno soffocare.
Perché ho capito una cosa enorme:
le persone non sono te.
Non pensano come te.
Non amano come te.
L’intesa non nasce per magia.
Il match perfetto non esiste.
Esiste la voglia di impegnarsi, di parlarsi, di trovare un accordo.
E chi non è disposto a farlo, non può far parte della tua vita.
L’ambiguità non deve esistere.
Oggi mi sono sentita capita.
E anche se dovrò fare qualche passo in più nelle relazioni, la mia chiarezza – anche se può spaventare – resta un valore.
Questa volta non ho sbagliato.
Comunicare non significa litigare.
Significa voler capire e farsi capire.
MA Non c’è nulla da spiegare a chi, con un soffio di vento, crea una tempesta.
E abbiamo chiuso la chiamata con una frase semplice:
chi ti vuole davvero, non se ne va.
E io, sinceramente, sono contenta di aver assaporato emozioni dopo tanto.
Emozioni che non dipendono dagli altri, ma da me stessa.
Perché se oggi ho sentito, se oggi ho provato, se oggi mi sono esposta…
è perché sono viva, perché ho smesso di scappare, perché ho deciso di rischiare.
Non sono arrabbiata con questa persona.
Forse sorpresa. Forse delusa per la brutta uscita.
Ma la delusione non cancella quello che ho fatto io.
Io mi sono aperta.
Io ho parlato.
Io ho chiesto chiarezza.
Io ci ho messo il cuore.
E questa, comunque vada, è una vittoria.
Sono grata per questi attimi.
E sono immensamente fiera di me: dopo quattro anni ho trovato la forza di uscire dalla mia corazza.
La verità?
La cosa più facile sarebbe richiudersi. Dire: “Mai più”.
Mettere il ghiaccio addosso alle emozioni e tornare al controllo.
Ma non voglio più sopravvivere.
Voglio vivere.
Se la vecchia Sem si sarebbe nascosta dopo questa caduta, la nuova rimane in piedi.
Magari con le ginocchia sbucciate, ma in piedi.
Perché ogni volta che scelgo la chiarezza, scelgo me.
Ogni volta che rischio, divento più forte.
Ogni volta che qualcuno se ne va, faccio spazio a chi saprà restare.
E quindi?
Avanti, march. Sempre.
Ed ora, compito per la prossima settimana:
👉 di cosa ha paura Samanta quando si parla d’amore?
La lista la preparo.
E ve la racconterò alla prossima.
The blonde unfiltered