I nostri ricordi li ha usati per riempire il suo profilo Hinge!/ HE USED OUT MEMORIES TO FILL OUT A HINGE PROFILE!

È da tanto che non scrivo questo blog. Ormai questo spazio è diventato un po’ come un diario, un posto dove posso mettere nero su bianco quello che penso, quello che sento e anche quelle cose , a voce, reprimo.

Il 4 agosto scrivevo che pensavo di aver finalmente trovato la mia persona.

Oggi mi rendo conto che forse non avevo trovato la mia persona, ma avevo scoperto un’altra dimensione di me.

Una Samanta che non conoscevo ancora. Una Samanta altruista, generosa, amorevole, capace di pensare per due, comprendere per due e amare per due.

E io ero pronta a farlo.

Dopo tre anni ero finalmente pronta a sentire qualcosa. E forse questa è una delle cose che mi fa più male: sapere quanto ero pronta, quanto ci credevo e quanto, nonostante tutto, avrei voluto che funzionasse.

Ma il tempo è rivelatore e quei sentimenti in realtà erano solo ologrammi di emozioni: qualcosa che sembrava esserci, che riuscivo quasi a toccare, ma che in realtà non aveva consistenza.

Non voglio raccontare questa storia facendo passare me per quella che ha fatto tutto giusto e l’altra persona per quella che ha fatto tutto sbagliato.

Voglio solo mostrare la piccola lezione che ho imparato.

Sapete qual è la parte che mi spaventa?

Mi spaventa quanto velocemente alcune persone riescano a passare da una cosa all’altra. Come si possa vivere qualcosa, dire determinate cose, creare dei ricordi e poi, dopo pochissimo tempo, essere già pronti a cercare qualcun altro.

Io non ci riesco.

E non so se voglio riuscirci.

Perché mi è caduto il mondo addosso quando ho mi hanno fatto vedere quei ricordi su una pagina di dating.

Mettere fotogrammi di video vissuti insieme, posti e abitudini. Fingere di essere chi non è. Addirittura falsicando scenari e tutto questo solo dopo 4 giorni.

E non è stato vedere un profilo il problema.

È stata la delusione.

Perché io quella persona l’avevo vista in un modo completamente diverso.

Pensavo fosse una delle persone più serie e amorevoli che avessi mai incontrato. Pensavo fosse una persona capace di dare valore alle cose, ai sentimenti, ai momenti vissuti insieme. E se volete un consiglio, non vi fidatevi subito , non vi mettete a nudo delle vostre fragilità perché ve le calpesteranno, aspettate.

E forse è proprio per questo che quello che ho visto mi ha fatto così male.

Perché quando una persona che hai conosciuto in un certo modo ti mostra qualcosa che non avevi mai immaginato, non rimani delusa soltanto da quello che sta facendo.

Rimani delusa anche dall’immagine che avevi di quella persona.

Ti chiedi: “Ma allora chi ho conosciuto davvero?”

E questa, forse, è stata la parte più difficile da accettare.

Non la fine della relazione.

Non il fatto che entrambi abbiamo preso strade diverse.

Ma scoprire che quella persona che io avevo considerato così seria, così amorevole, così attenta, poteva vivere il dopo in un modo che per me era così lontano da quello che pensavo fosse.

Nella vita ci vuole rispetto.

Rispetto per chi ti sta attorno.

Rispetto per quello vivete.

Rispetto per quei pochi, ma bellissimi ricordi che per me non smettono di avere valore solo perché una relazione è finita.

È incredibile quanto le persone possano diventare disconnesse dalla realtà. Così dannatamente “non human”.

Come fate a dire certe cose, vivere certe emozioni, condividere certi momenti… e poi, un giorno dopo, fare completamente altro?

A volte quasi lo invidio.

Invidio quella capacità di non sentire tutto, di passare immediatamente davanti alla successiva.

Poi però mi fermo.

E penso che forse non voglio essere così.

Perché io sono fiera del mio sentire.

Sono fiera del fatto che, prima ancora dell’amore, per me ci sia il bene verso una persona.

E fino all’ultimo ho cercato di starle vicino nel modo migliore che potevo.

Anche perché conoscevo le sue difficoltà.

Sapevo che aveva tante cose da risolvere, tanti problemi, tanti aspetti di sé con cui fare i conti.

E io, nonostante questo, ero quasi disposta a sacrificarmi.

Non nel senso di annullarmi completamente, ma nel senso di accettare un percorso difficile, di comprendere, di aspettare, di provare a esserci.

Avrei accettato anche quella parte di lui.

Se avesse scelto di diventare migliore.

Ma non migliore per me.

Migliore per sé stesso.

Perché io non avevo bisogno che cambiasse per tenermi. Avrei voluto che cambiasse perché lui stesso avesse capito di meritare una versione migliore di sé.

E ricordatevelo sempre: non potete aiutare qualcuno che non vuole essere aiutato.

Potete esserci.

Potete comprendere.

Potete anche arrivare a mettere da parte voi stessi per cercare di aiutare una persona che amate.

Ma non potete fare quel percorso al posto suo. O arrivare a farvi trattare senza un minimo rispetto.

E questa è una cosa che ho dovuto imparare.

“Sono stata troppo comprensiva”, ho detto alla mia terapeuta.

Ma lei ha risposto: “no, non sei stato troppo, lo sei stata solo per la persona sbagliata. Perché quando due persone sono entrambe “sane”, si insiste per trovare una soluzione!”.

E se una persona vuole davvero stare meglio, non deve farlo per essere amata da qualcuno Deve volerlo fare per sé.

E io spero che una cosa, almeno una, se la sia portata dietro.

Spero che si ricordi ancora del mio consiglio.

Quello di lavorare su sé stesso.

Di diventare una persona migliore per lui.

Non per me. Non per la prossima persona che incontrerà. Per lui.

Perché, nonostante tutto, io non gli auguro di stare male. Non gli auguro di rimanere esattamente la persona che era.

Anzi.

Spero davvero che un giorno possa guardarsi indietro e capire che il mondo non è contro di lui e nemmeno io, nonostante il suo comportamento.

Tornando a noi, dove è finito il  valore?

Perché a volte sembra che le persone siano diventate come una scatola di cioccolatini.

Ne prendi uno, lo scarti, lo assaggi e, se non ti piace abbastanza, lo lasci lì e ne prendi subito un altro.

E poi un altro ancora.

Come se davanti avessi una scatola infinita di persone tra cui scegliere, una più nuova dell’altra.

Ma una persona non è un cioccolatino da assaggiare.

Non è qualcosa che, se non corrisponde più a quello che vuoi, puoi semplicemente sputare e passare al prossimo.

E forse è questo che mi ha fatto più male nel vedere un profilo Hinge dopo appena quattro giorni.

Non il fatto che potesse esserci un’altra persona.

Ma la sensazione di essere stata messa dentro quella scatola insieme a tante altre, come una possibilità provata e poi scartata.

E qui non si parla di amore. Si parla di valore. Si parla di educazione.

Perché puoi lasciare una persona.

Puoi capire che non siete più giusti l’uno per l’altra.

Puoi andare avanti.

Ma questo non significa che quello che avete vissuto debba perdere immediatamente il suo valore.

Io non voglio essere una persona che prende, assaggia e scarta come fanno gli altri.

E non voglio nemmeno essere una persona che, dopo aver vissuto qualcosa di importante, apre una nuova scatola per cercare immediatamente il prossimo gusto.

Perché le persone non sono gusti da scegliere.

Sono storie.

Sono ricordi.

Sono pezzi di vita.

E anche quando una storia finisce, per me, un minimo di rispetto per quello che è stato dovrebbe rimanere.

Forse è proprio questa la differenza tra me e quello che oggi faccio fatica a comprendere.

Io non riesco a guardare una persona che è stata importante e pensare semplicemente: “Non mi piace più, avanti il prossimo.”

Perché per me non funziona così.

E forse non funzionerà mai.

Mi pongo molto domande sulla generazione che siamo diventati.

Una generazione che sembra avere così tanta paura del vuoto da doverlo riempire immediatamente.

Un profilo.

Un match.

Una nuova persona.

Un nuovo login.

Come se non ci fosse nemmeno più il tempo di stare con quello che è successo.

Io però mi fermo. E penso a me:

Alla bella persona che sono, perché io non porto rancore.

Non porto odio.

E tutto quello che ho fatto e detto l’ho fatto cercando di essere coerente con quello che provavo.

Per questo oggi non voglio più pensare che il mio “sentire troppo” sia un difetto.

Forse non è troppo.

Forse semplicemente sono fatta così.

E io sono fiera di essere una persona che sente.

Che si affeziona.

Che ricorda.

Che dà valore alle persone anche quando le strade si dividono, perchè io ci sarei stata anche in amicizia vicino a quella persona tanto sola, ma non si può farsi calpestare.

“Ci sono tanti pesci nel mare!”

Beh, non lo so.

Per me l’amore non è una gara di pesca.

Non è un “login” immediato sui social per cercare qualcuno che riempia il posto lasciato vuoto da qualcun altro.

E allora mi chiedo: a cosa servono la fiducia? Il rispetto? L’amore?

A cosa serve il tempo?

Il tempo per stare da soli.

Il tempo per capire.

Il tempo per elaborare quello che è successo.

Il tempo per tornare a sé stessi.

Forse io sono semplicemente una persona che ha bisogno di quel tempo.

E non mi vergogno più di questo.

Perché, alla fine, tra il non sentire niente e il sentire troppo, scelgo ancora il mio modo.

Ma non mi pento di averlo fatto.

Mi pentirei molto di più se, per paura di soffrire ancora, diventassi una persona che non sa più dare valore a ciò che ha vissuto.

E soprattutto, non voglio diventare una persona che prende un altro cioccolatino dalla scatola prima ancora di aver capito perché il precedente le sia rimasto amaro in bocca.

Perché io, almeno, le persone non le scarto.

P.S. PREPARATE I POPCORN 🍿

E comunque, almeno i crediti come “content  creator” me li meritavo. AHAHAH

Vi aspetto nei commenti per commentare questa storia surreale!

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