Il peso dell’essere intensi! / The weight of being intense!
Ciao amici, è da un mese che non aggiorno il mio caro blog,
ma finalmente eccomi qui!
Continuo a fare terapia e ho affrontato molti argomenti. Sto lavorando molto su di me, ma più scavo a fondo e più una miriade di emozioni incontrollabili e destabilizzanti escono fuori.
So che fa schifo da dire...ma avete presente quando vi fate male e si forma la crosta sopra la ferita? Sembra tutto chiuso, tutto in guarigione. Ma sotto a volte si forma una ferita infetta, c’è del pus giallo, denso e pieno di infezione.
E prima che quella ferita possa davvero guarire, devi disinfettarla, devi pulirla, devi far uscire tutto, anche se fa male, anche se è disgustoso. Altrimenti resta lì sotto e prima o poi torna fuori, spesso anche peggio di prima.
Io sto facendo proprio questo: sto “pulendo”, sto facendo uscire tutto quello che è rimasto sotto per anni, tutto quel pus emotivo che non ho mai guardato davvero, nella speranza che questa volta non si infetti più e non torni indietro.
E’ un percorso che ha bisogno di tempo, proprio io che non riesco mai ad avere pazienza…
Tornando a noi, oggi vorrei parlare di quando è difficile convivere con il pensiero di non essere mai davvero capita.
Penso che, da quando sono nata, nessuno mi abbia mai capita fino in fondo. Del resto, quando nessuno ti ha mai ascoltata nonostante tu urlassi a più non posso, cosa puoi pensare?
Io sono sempre stata invisibile anche a me stessa. Dovevo sempre esserci per gli altri, sempre ascoltare, sempre essere quella “matura” che capisce tutto ed in fretta. E poi quando toccava a me parlare dei miei sentimenti…: si scatenava una lite.
Per questo ho imparato a tappare tutto, proprio come lo stucco che inserisci nei muri quando vedi un buchino, una crepa…senza nemmeno chedersi il perché quel muro continui a sgretolarsi…
Ecco, io non ho mai imparato ad esprimere i miei sentimenti. Anzi, proprio quando cerco di farlo, si creano dinamiche che diventano quasi discussioni. Sicuramente, come dice la mia terapista, non ho ancora un modo “corretto” di farlo: sono spesso senza filtri e con un mix di paura.
Io proprio non riesco ad aprirmi con qualcuno e pensare che quella persona poi non resti nella tua vita.
Perché per me aprirmi significa legarmi, significa mettere una parte di me nelle mani dell’altro e nel momento in cui lo faccio, nasce sempre quella paura silenziosa di perdere tutto.
E allora resto in mezzo: tra il bisogno fortissimo di essere capita e il terrore di non essere abbastanza stabile per essere accolta senza che l’altro si allontani.
È come se dentro di me ci fosse sempre una porta socchiusa: vorrei aprirla del tutto, ma allo stesso tempo tengo la mano lì, pronta a richiuderla al primo segnale di pericolo.
E forse è proprio questo il punto su cui sto lavorando adesso in terapia: imparare che aprirmi non dovrebbe significare automaticamente perdere qualcuno o sentirmi debole.
So di non essere facile e di non poter vivere tutto con leggerezza, anche se la desidererei molto.
So che dentro di me ogni cosa ha un peso diverso, che sento tutto più forte e più profondo e che questo mi rende complicata da comprendere. Ma sto imparando che non devo diventare “più leggera” a tutti i costi, devo solo imparare a non sentirmi sbagliata per come sento.
Sono tre anni che le soffoco, e devo dire che sono anche riuscita a farlo molto bene.
Ma cosa succede quando non puoi più farlo, perché ti stai innamorando?
Quando inizi a sentirti al sicuro abbastanza da abbassare le difese, tutto quello che hai tenuto chiuso per anni inizia a uscire insieme, tutto insieme. E non sempre sai come gestirlo, non sempre è ordinato, non sempre è “giusto”.
E ti ritrovi lì, tra il desiderio di continuare ad aprirti e la paura di essere troppo, di essere difficile, di essere “troppo intensa” per qualcuno che magari non ha mai visto davvero quella parte di te o vissuta sulla propria pelle.
Ma forse è proprio questo il punto: non è che diventi troppo. È che smetti di trattenerti.
E quando smetti di trattenerti, tutto quello che hai tenuto dentro per anni non esce piano. Esce tutto insieme. Senza ordine, senza filtri, senza il modo “giusto” per dirlo.
E questo mi spaventa.
Perché una parte di me vorrebbe finalmente vivere così, senza bloccare tutto. Ma un’altra parte resta sempre lì, in allerta, come se ogni emozione forte potesse essere troppo per chi ho davanti, come se prima o poi potessi stancare qualcuno solo per il fatto di essere così.
E allora mi ritrovo a oscillare tra due estremi: il desiderio di aprirmi completamente e la paura di essere eccessiva proprio nel momento in cui sono più vera.
E forse la verità è che non sto cercando di diventare diversa da quello che sono. Sto solo cercando un modo per restare dentro a tutto questo senza sentirmi sbagliata.
Sto imparando che non devo scegliere tra sentire tanto o non sentire affatto. Devo solo imparare a restare presente mentre sento, senza scappare, senza chiudermi, senza chiedere scusa per ogni emozione che arriva.
E se questo significa essere “troppo” per qualcuno, per me non lo è… è solo la mia forma di sentire la vita e non voglio più chiedere scusa né agli altri né a me stessa per essere diversa: voglio solo imparare ad accettarlo e a conviverci.
Per la prima volta non sto cercando di spegnermi. Sto cercando di sentirmi.
E tu, quante volte hai pensato di essere “troppo”?
The blonde unfiltered